DIFFERENZA TRA VEGETARIANI E VEGANI

Il vegetarismo (o vegetarianismo o vegetarianesimo) è una forma di alimentazione che esclude il consumo di alcuni o tutti gli alimenti di origine animale, in genere sulla base di considerazioni etiche, ambientali, salutistiche o religiose.
Esistono diverse filosofie di vita vegetariane, che generalmente escludono dall’alimentazione la carne animale di ogni specie (mammiferi, pesci, insetti o altre) ed altri prodotti derivanti all’allevamento.
Fra le più diffuse, la dieta lacto-ovo-vegetariana, a cui si fa normalmente riferimento col termine di dieta vegetariana, esclude dal consumo carne e pesce.

I vegani (vegetaliani), invece, sono coloro che non si cibano di alimenti di origine animale, quindi non solo abolizione della carne e del pesce, ma anche delle uova, del latte e dei latticini.
Il vegano ha effettuato spesso una scelta alimentare, a volte è tale per scelta etica (si oppone all’allevamento di animali).
Molti vegani evolvono verso regimi alimentari ancora più stretti: i granivori mangiano solo cereali, i frugivori soltanto frutta e i crudisti mangiano soltanto verdure crude.

TUTTO NASCE DALLA CONSAPEVOLEZZA CHE SIAMO OSPITI DI QUESTA TERRA E TUTTI ( ANIMALI E UMANI) ABBIAMO IL DIRITTO ALLA VITA!!!

Perché una vita senza carne

“E’ vero che l’uomo è il re degli animali, perché la sua brutalità supera la loro. Viviamo grazie alla morte di altri. Già in giovane età ho rinnegato l’abitudine di cibarmi di carne…”
Leonardo da Vinci

Nonostante l’uomo si sforzi di nascondere a se stesso la verità, la realtà è una sola (e la dimostreremo successivamente): noi non siamo carnivori. Analizzando con scrupolosità il corpo umano e i suoi processi digestivi, non si può che giungere a questa conclusione.
Per dare un’idea dell’ipocrisia dell’uomo e della commedia che mette in atto per celare la verità, basta ragionare –anche per un solo attimo – sul modo in cui mangia la carne. L’uomo è costretto a camuffare questo cibo – non compatibile con il suo organismo – con una infinita quantità di salse e salsette, non prima di averlo fritto o bollito o invecchiato, e trasformato in mille modi.
Non si rende conto di essere ridicolo?
Se davvero l’uomo è un carnivoro (come molti, anzi moltissimi, credono), perché non mangia la carne come tutti gli altri veri carnivori, e cioè cruda? Sarebbe opportuno porsi di tanto in tanto questo genere di domande, senza dare tutto per scontato e senza dare credito alle altrui opinioni a scatola chiusa.
Molti biologi e fisiologi sono d’accordo nell’affermare che l’uomo, in realtà, non è fisiologicamente “costruito” per mangiare carne, e offrono prove estremamente convincenti. Vediamo quali: la classe dei carnivori ha una struttura fisica predatoria (artigli, canini sviluppati), intestino breve (solo 3 volte la lunghezza del tronco) e fortemente acido (10 volte di più di un normale erbivoro); l’intestino breve, lungo 3 volte il tronco, serve ad evitare una sosta troppo prolungata della carne ingerita, in quanto essa è facilmente putrescibile. L’intestino breve, inoltre, è fortemente acido perché deve neutralizzare le sostanze tossiche carnee.
Vediamo come avviene la digestione della carne: una volta giunta nello stomaco la carne ha bisogno, per essere digerita, della secrezione di succhi gastrici ricchissimi di acido idrocloridico. I carnivori, infatti, secernono grandi quantità di acido idrocloridrico, atto a sciogliere le ossa. Il tratto intestinale dove avviene l’ultima parte della digestione, che serve a far passare gli elementi nutrivi nel sangue, deve per forza di cose essere meno lungo possibile: si deve considerare, infatti, che il pezzo di carne altro non è che un cadavere in putrefazione che crea velenosi rifiuti all’interno del corpo. Il carnivoro, quindi, deve liberarsene il più presto possibile. Il problema, per i non carnivori, è la lunghezza del tratto intestinale, che a volte è lungo addirittura 20 volte il tronco. Se i non carnivori mangiassero carne, questa rimarrebbe nel loro corpo un tempo troppo lungo, avvelenandoli.
Passiamo alla classe degli erbivori: struttura fisica forte ma non aggressiva, dentatura priva di veri incisivi superiori per addentare frutti, e canini per dilaniare; intestino lungo sino a 20 volte il tronco, enzima digestivo capace di trasformare e assimilare la cellulosa delle piante. Gli erbivori secernono una quantità minima di acido idrocloridrico, non sufficiente a digerire del tutto la carne.
Poi c’è la classe degli onnivori, parenti stretti dei carnivori, che conservano una certa aggressività e sono simili in molte caratteristiche fisiche ai carnivori; molti, ad esempio, non collocano il cane tra i carnivori, poiché se nutrito di sola carne esso muore.
Adesso osserviamo l’uomo: struttura fisica non aggressiva, tubo digerente lungo 12 volte la lunghezza del tronco, mandibole deboli e non pronunciate, secrezione salivare idonea (grazie alla ptialina) agli amidi dei cereali, dentatura sviluppata soprattutto negli incisivi per mordere e addentare frutti e nei molari piatti e robusti per macinare semi, stomaco debole e poco acido, che non possiede gli enzimi adatti a neutralizzare le sostanze tossiche prodotte dalla decomposizione della carne; inoltre il suo intestino ha bisogno di stimoli che favoriscano il movimento peristaltico: frutti, cereali ed ortaggi hanno queste capacità, la carne no. L’intestino crasso, inoltre, per ottimizzare la sua funzione deve avere un contenuto acido: i semi, le radici e i frutti lasciano nel crasso residui acidi, mentre le carni lasciano residui alcalini: ammoniaca e basi diverse. Fisiologicamente l’uomo è più simile ai mangiatori di piante e agli animali da pascolo e da foraggio (come le scimmie, gli elefanti e le mucche), che non ai carnivori come tigri e leopardi. I carnivori, ad esempio, non traspirano dalla pelle: la temperatura corporea viene regolata con il respiro accelerato e l’estrusione della lingua. Gli animali vegetariani, invece, sono dotati di pori sudoriferi per eliminare le impurità e regolare la temperatura.
Tutte coincidenze?
I carnivori devono lambire i liquidi (esempio: i gatti), mentre gli animali vegetariani succhiano i liquidi attraverso i denti, come gli uomini.
Pare proprio che l’uomo non rientri né nella classe dei carnivori, né in quella degli onnivori, anzi per alcune caratteristiche fisiche potrebbe essere accostato ai frugivori (come le scimmie) ed in modo minore ai granivori (scoiattoli e topi). Vediamo perché: l’uomo ha una mano pensile come le scimmie e i roditori, atta ad afferrare e cogliere frutti ed oggetti tondeggianti. Se consideriamo la placenta, quella umana è discoidale, come quella delle scimmie antropoidi. Sembra dunque che l’uomo abbia come cibo elettivo i semi, la frutta, la verdura e gli ortaggi.
Quale conclusione dovremmo dunque trarre da questa breve analisi scientifica?
Esistono prove evidenti del fatto che gli essere umani non sono adatti a mangiare carne, e chi decide volontariamente di ignorare tali prove, se ne assume tutte le responsabilità.

ESSERE VEGETARIANI O VEGANI. PERCHE’ ?

I motivi per cui un maggior uso di alimenti eticamente corretti – e quindi una diminuzione o eliminazione di prodotti che comportano l’uccisione o comunque lo sfruttamento di animali – è da considerarsi un’azione responsabile, sono molteplici.

Scelta etica: gli animali sono esseri senzienti, capaci di provare sensazioni, emozioni, sentimenti; la catena produttiva della carne (allevamenti, mangimifici, impianti di macellazione e catene di distribuzione) li riduce però a cose. Affinché il prezzo della carne e dei derivati animali risulti compatibile con i livelli produttivi richiesti dal mercato, l’industria zootecnica ha infatti optato per l’allevamento di tipo intensivo. Nelle stalle industriali gli animali trascorrono quindi la propria breve “esistenza” costretti in spazi ridottissimi e sovraffollati, che rendono loro impossibile soddisfare ogni esigenza etologica. Ogni tanto si vedono delle vacche al pascolo, ma rappresentano una percentuale trascurabile degli animali da allevamento e che non sfugge, comunque, alla macellazione, né alla separazione dai figli appena nati. Nei mattatoi gli animali vengono abbattuti senza pietà, non esiste compassione che impedisca a chi uccide di fare il proprio “lavoro”, gli animali sono solo oggetti da sfruttare e ammazzare.
Nel corso della propria vita (80 anni in media), ogni italiano uccide per cibarsene circa 1.400 animali tra bovini, polli, tacchini e altri volatili, maiali, conigli, cavalli.

Scelta ecologica: l’allevamento sia di tipo intensivo, sia di tipo estensivo (i grandi ranch degli Stati Uniti, o i pascoli nei Paesi del Sud del mondo) è chiaramente insostenibile dal punto di vista ecologico. La metà delle terre fertili del Pianeta viene infatti usata per coltivare cereali, semi oleosi, foraggi, proteaginose, destinati all’alimentazione degli animali “da carne”. Inoltre, per dare spazio a nuovi pascoli e a nuovi terreni destinati a produrre cibo per gli animali, si distruggono ogni anno migliaia di ettari di foresta pluviale, il polmone verde del Pianeta, provocando così la desertificazione di immense porzioni di territorio. Latte e carne sono indiscutibilmente i “cibi” più dispendiosi, inefficienti e inquinanti che si possano concepire: oltre alla perdita di milioni di ettari di terra coltivabile (che potrebbero essere usati per coltivare vegetali per il consumo diretto degli umani) e all’uso indiscriminato della chimica, vi sono la questione dell’enorme consumo d’acqua in un Mondo irrimediabilmente assetato, il consumo di energia, il problema dello smaltimento delle deiezioni animali e dei prodotti di scarto, le ripercussioni sul clima, l’erosione del suolo, la desertificazione di vaste zone della Terra.

Scelta salutistica: i pericoli per la salute umana derivanti dal consumo di alimenti di origine animale (carne, pesce, uova, latte e latticini) sono molti. Negli ultimi anni il fenomeno BSE ha drammaticamente evidenziato come la manipolazione dell’uomo sulla natura abbia determinato effetti catastrofici, non solo sulla vita degli animali, ma anche sulla salute pubblica e sull’ambiente; e come, con gli attuali sistemi di nutrizione forzata e innaturale, che trasformano individui erbivori in carnivori e talvolta in cannibali, il fenomeno possa estendersi anche ad altri animali. Da sottolineare poi le svariate epidemie scoppiate, in tempi remoti e recenti, tra gli animali d’allevamento, che rappresentano un serio pericolo (in alcuni casi diventato realtà) di contagio animale-uomo. Negli allevamenti intensivi gli animali sono imbottiti di antibiotici e farmaci di vario genere, i pesci pescati nei mari sono un concentrato delle sostanze tossiche di cui le acque sono oggi “ricche”. Anche evitando di porre l’attenzione sui pericoli descritti, una dieta basata su alimenti di origine animale resta comunque inadatta per l’organismo umano, determinando inoltre tutte le patologie degenerative che costituiscono le cause prime di morte nei Paesi ricchi.

Scelta sociale: circa 24.000 persone muoiono ogni giorno per denutrizione o per malattie ad essa collegate. Di queste, circa 18.000 sono bambini. È questo, il problema di fondo: lo squilibrio nella distribuzione delle risorse. L’attuale disponibilità di derrate alimentari potrebbe consentire, a tutti gli abitanti del Pianeta, di assumere un numero sufficiente di calorie, proteine e altri nutrienti necessari. Le produzioni attuali di cereali e legumi sarebbero sufficienti a sfamare l’intera popolazione mondiale, se detti vegetali fossero direttamente consumati dagli umani, anziché essere utilizzati, con grave spreco, per nutrire gli animali da “allevamento”: realizzando così una ridistribuzione equa delle risorse. Il problema della ridistribuzione delle risorse non è certamente causato dal solo spreco per lo smodato consumo di carne da parte dei Paesi ricchi: il problema è sicuramente più ampio, ma gli sprechi descritti vi contribuiscono in maniera significativa.

Scelta economica: lo sviluppo tecnologico genera la diminuzione della forza lavoro necessaria e del prezzo delle materie prime, ma solo per economie di scala. I piccoli proprietari non dispongono dei capitali necessari agli ingenti investimenti che una tale forma di agricoltura richiede, si assiste quindi alla continua diminuzione delle aziende agricole a conduzione familiare e all’affermarsi di poche grandi imprese. A partire dagli anni ’50-’60 – sulla scia di quanto già avveniva negli Stati Uniti – si è sviluppata in Europa la zootecnia intensiva, in cui gli animali “vivono” in grandi capannoni senza più alcun legame con la terra, i mangimi acquistati all’esterno, spesso anche da altri continenti. I prodotti della zootecnia costano poco sul mercato, ma se la produzione avvenisse in modo sostenibile (dal punto di vista ambientale, della salute del consumatore e del benessere degli animali) i costi risulterebbero almeno triplicati. Va considerato che l’attuale sistema non sopravvive senza le sovvenzioni pubbliche: ciò che il consumatore non spende al momento dell’acquisto viene speso quando paga le tasse, nella forma di sovvenzioni statali agli allevatori.

(Fonte: AgireOra Network, Comitato VIVO, VegFacile – Passa a Veg!, VeganHome – La Casa dei Vegan, SaiCosaMangi dalla Fabbrica alla Forchetta / Rilascio autorizzazione alla pubblicazione: AgireOra Network)

A RISCHIO L’UMANITA’
Veronesi dal Corriere

Corriere della sera del 20 maggio 2008, così Veronesi: “L’umanità rischia un effetto a catena distruttivo: esaurimento di energia, di acqua potabile, di alimenti base per soddisfare consumismi alimentari errati. In Cina e in India è aumentato il consumo di carne, così come non si ferma in Occidente. I conti non tornano. Sei miliardi di abitanti, tre miliardi di bovini da macello (ogni chilo di carne brucia 20 mila litri d’acqua), 15 miliardi di volatili da alimentazione, produzione di combustibile dai cereali. Tra un po’ non ci sarà più cibo. Grano, soia, riso, mais costano sempre di più e vanno a ingrassare gli animali da allevamento. Dobbiamo fermarci ora.” Continua l’articolo: *In realtà, se aumenterà il consumo di materie prime per la catena alimentare basteranno pochi decenni per restare a secco. Con un 20% dell’attuale popolazione mondiale (ma non resteremo fermi a 6 miliardi) ipernutrita e quindi, malata… e un 80% denutrita e, quindi, malata. Senza contare le malattie infettive di ricchi e poveri.
Una visione pessimistica, ma reale che mi auguro si voglia e si possa scongiurare con responsabilità. Cosa rispondono i signori che hanno finanziato con risorse pubbliche, e continuano a farlo, una filiera mortifera?
Cosa rispondono gli Assessori, i Sindaci e i Presidenti di Provincia con la carne tra i denti che ostacolano una informazione dovuta alla cittadinanza?
Cosa ci dicono gli strateghi al colesterolo delle associazioni Industriali,Commerciali, Artigianali, ecc, dell’infausta riproduzione cancerogena per il profitto?
Cosa ci dicono dai Consorzi Dop, Igp della ignoranza tutelata e promossa?
Quelli dei Festival!
Avete di che riflettere sul danno responsabilmente causato, ignorando e emarginando chi richiamava su questi temi la vostra attenzione.

MANGIARE VEGETARIANO FA BENE

La dieta vegetariana di breve periodo riduce lo stress ossidativo ed aumenta la difesa antiossidante nei soggetti sani, riducendo così il rischio di ammalarsi. La dieta vegetariana ha un effetto benefico su alcuni fattori di rischio cardiovascolare e riduce le malattie coronariche. Questo dimostra uno studio condotto qualche tempo fa dai ricercatori dell’Università polacca di Poznam, che hanno evidenziato come,nei soggetti vegetariani, sia presente un migliore stato antiossidante ed un meno pronunciato stress ossidativo rispetto ai soggetti onnivori. Lo studio ha riguardato un gruppo di 21 persone onnivore sane ( 15 femmine e 6 maschi) di età compresa trà 21 e 35 anni. Nove volontari hanno consumato una dieta latto-ovovegetariana mentre dodici hanno seguito una dieta vegan per un mese. Lo studio ha mostrato che sia la dieta latto-ovo-vegetariana che quella vegan, effettuate per breve periodo, hanno ridotto lo stress ossidativo ed hanno migliorato le difese antiossidanti nei soggetti sani.

(Fonte Gastroenterology)

PERCHE’

Chiunque si sia dedicato almeno una volta alla difesa degli animali si sarà sentito rivolgere la fatidica domanda: “perchè dovremmo preoccuparci per gli animali quando ci sono tante persone al mondo che soffrono?”. Questa domanda nasce dall’errata convinzione che l’uomo non sia un animale, e che aiutare gli animali e aiutare gli uomini siano due cose distinte, se non addirittura contrapposte. In realtà esistono decine di milioni di specie, e noi uomini rappresentiamo una sola di queste. Abbiamo formulato pensieri, religioni, sistemi legali che conferiscono solo a noi il diritto alla vita, e usiamo questi sistemi creati da noi stessi per giustificare le nostre azioni.
Un atteggiamento più rispettoso degli altri esseri viventi ci spinge a non ragionare in termini di ‘uomini’ e ‘animali’ ma di singoli esseri viventi. In quest’ottica aiutare gli animali non è un’alternativa ad aiutare gli uomini; chi aiuta gli animali li aiuta tutti: cani, gatti, balene, uomini, foche..
A noi non importa quale sia il colore della pelle di una persona, o la sua religione, pensiamo che tutti abbiano diritto alla vita, e che si debbano aiutare le persone che ne hanno più bisogno. Allo stesso modo non ci interessa a quale specie appartenga un essere vivente: pensiamo che tutti abbiano lo stesso diritto alla vita.
Ovviamente la domanda può essere riproposta: ‘perchè preoccuparsi degli animali in genere e non focalizzarsi sugli animali-umani visto che ne facciamo parte?’
Le risposte sono molteplici: in primo luogo, solitamente ci si dedica ad aiutare non chi è più simile a noi, ma chi ha più bisogno di aiuto (nessuno chiede ‘perchè preoccuparsi delle persone che muoiono di fame in Africa, quando ci sono tanti bambini Europei che hanno bisogno di aiuto?’) ed è innegabile che gli animali non umani abbiano bisogno di molto più aiuto rispetto a quelli umani. Sono molte le persone e associazioni che aiutano gli esseri umani più sfortunati, ma poche quelle che aiutano gli animali.
Inoltre aiutare gli animali non umani non significa certo non fare niente per quelli umani. Al contrario, le persone che si dedicano alla salvaguardia degli animali sono solitamente quelle più attente anche ai propri simili.
Infine, i destini degli animali umani e di quelli non umani sono strettamente intrecciati: aiutando gli altri animali aiutiamo anche noi stessi. Ogni anno oltre 170 miliardi di animali vengono massacrati per finire sulle nostre tavole. L’adozione di una dieta vegetariana non salva solo innumerevoli vite di mucche, oche, pesci, galline: il nostro pianeta vede la presenza di 1 miliardo di persone che soffre la fame, e gran parte di questi 170 miliardi di animali viene nutrita con i prodotti delle loro terre. Pensiamo che in questo istante 4 miliardi di mucce stanno aspettando di essere uccise, e intanto sono nutrite con foraggio proveniente dai paesi più poveri. M. E. Ensminger, il direttore del dipartimento di scienze animali dell’Università di Washington dice: “Non può esserci alcun dubbio sul fatto che molta della fame nel mondo scomparirebbe eliminando completamente gli animali [dal processo di produzione del cibo]. Infatti, una data quantità di grano mangiata direttamente può nutrire un numero di persone 5 volte superiore rispetto a quando viene usata per nutrire degli animali che poi vengono mangiati.”

SALUTE 31/01/2013 – PIÙ SALUTE DEL CUORE PER I VEGETARIANI


Malattie cardiache: –32% per chi mangia vegetariano

Un nuovo studio promuove la dieta vegetariana per la salute del cuore. Chi porta in tavola più frutta e verdura vede scendere del 32 per cento il rischio morire a seguito di una malattia cardiovascolare o essere ricoverati in ospedale

Un largo studio, che ha visto il coinvolgimento di 44.500 persone ha mostrato che i vegetariani hanno il 32% in meno probabilità di morire, o essere ricoverati in ospedale, a seguito di un attacco di cuore o malattia cardiovascolare.

I principali motivi di questo vantaggio si ritiene siano da rintracciare in differenze nei livelli di colesterolo, pressione arteriosa e peso corporeo, si legge sull’American Journal of Clinical Nutrition, la rivista scientifica su cui è stato pubblicato lo studio.

Se si tiene conto che, in media, in Italia muoiono oltre 240mila persone ogni anno a causa delle malattie cardiovascolari, ecco che la dieta assume un ruolo di primo piano come non mai.

Consumare alimenti vegetali, come si scopre sempre più – anche in questi giorni – può fare la differenza in molti ambiti della salute, e non solo nella prevenzione delle malattie. I ricercatori dell’Università di Oxford, hanno infine confermato tutto ciò, analizzando e confrontando i dati relativi a 15.100 vegetariani e 29.400 onnivori (ossia che mangiavano anche carne e pesce). I partecipanti allo studio sono poi stati seguiti per 11 anni, dall’inizio dello studio.

Durante il periodo di follow-up, 169 persone sono morte a causa di malattie cardiache; 1.066 hanno invece avuto necessità di un ricovero ospedaliero – sempre a causa di problemi cardiovascolari. Di questi casi di decesso o ricovero, si è scoperto che la maggioranza interessava gli onnivori, piuttosto che i vegetariani.

I risultati globali e le analisi hanno evidenziato che i vegetariani avevano più bassi livelli di colesterolo LDL (o “cattivo”), una pressione sanguigna più regolare e, in genere bassa e, infine, un peso corporeo più nella norma.

Anche se, come fanno notare gli scienziati, la dieta vegetariana non è sinonimo di cuore sano, è tuttavia indubbio che ridurre i grassi animali o nocivi può essere un modo per prevenire le malattie dell’apparato cardiocircolatorio.
[lm&sdp]

Fonte:  http://www.lastampa.it/2013/01/31/scienza/benessere/salute/malattie-cardiache-per-chi-mangia-vegetariano-RCoQcP4p78MawjG6vsbK2H/pagina.html